Data center, l’espansione italiana apre il mercato del silenzio
La nuova domanda nasce dalle caratteristiche tecniche degli impianti digitali, soprattutto di quelli destinati alle applicazioni di intelligenza artificiale. I server ad alta densità richiedono grandi infrastrutture di raffreddamento: torri, unità per il trattamento dell’aria e refrigeratori devono operare senza interruzione. Il loro funzionamento può produrre ronzii a bassa frequenza e rumori aerodinamici continui, trasformando la gestione acustica in una componente rilevante della progettazione.
La questione diventa più delicata quando le strutture sorgono vicino a zone densamente abitate. Stando all’unica fonte disponibile, l’aumento degli impianti renderà progressivamente più importante la capacità di limitarne il rumore. Non si tratta soltanto di isolare gli edifici, ma di intervenire sugli apparati che assicurano in modo permanente la ventilazione e il controllo della temperatura.
In questo mercato si inserisce la Sts, piccola impresa nata a Torino negli anni Settanta per iniziativa del padre di Cellerino. L’attuale imprenditore la guida dal 2012. La società proviene dal settore dei sistemi di ventilazione e condizionamento dell’aria, indicato con la sigla Hvac, e si è poi trasformata in una piccola e media impresa innovativa, con brevetti, attività di ricerca e rapporti con le università.
Il cambiamento della domanda, nelle parole di Cellerino, è stato repentino. Fino all’aprile dello scorso anno la società non aveva mai ricevuto richieste legate a un data center. Da quel momento, ha riferito l’imprenditore, la Sts ha cominciato a lavorare su progetti che nel complesso valgono 45 milioni di euro. La fonte non specifica, tuttavia, quanti siano già diventati ordini né quale parte del valore potrà tradursi in ricavi.
Il confronto con le dimensioni dell’azienda mostra l’ampiezza potenziale del passaggio. La Sts ha chiuso il 2025 con un fatturato di 2,5 milioni di euro. Il valore dei progetti citati da Cellerino è quindi molte volte superiore ai ricavi annuali, ma i due dati non sono direttamente assimilabili: mancano indicazioni sullo stato dei contratti, sui tempi di esecuzione e sulla quota delle attività che sarà effettivamente affidata alla società.

A sostenere questa prospettiva è un mercato nazionale che il Corriere della Sera descrive alla vigilia di un forte ciclo di investimenti. La Lombardia costituisce il principale riferimento quantitativo: nella regione sono già attivi più di 70 data center e sono previsti piani di insediamento e investimento fino a 22 miliardi di euro nell’arco di cinque anni. La fonte non fornisce una ripartizione temporale o territoriale di questi programmi.
A giugno è entrata in vigore in Lombardia una legge regionale sul settore, sotto la presidenza di Attilio Fontana. Il provvedimento accompagna una fase nella quale la presenza degli impianti è già consistente e nuovi investimenti potrebbero ampliarla ulteriormente. Nel contenuto disponibile non sono però illustrati gli obblighi introdotti dalla normativa, né le eventuali disposizioni specifiche in materia di rumore o collocazione delle strutture.
Un orientamento diverso è stato adottato nello Stato di New York. Secondo quanto riportato dalla stessa fonte, la governatrice democratica Kathy Hochul ha vietato per un anno la costruzione dei data center di grandi dimensioni, definiti hyperscale, in attesa di stabilire come regolarli. I casi lombardo e statunitense non sono direttamente confrontabili, ma segnalano entrambi la necessità di governare la rapida crescita di queste infrastrutture.
Nel quadro europeo, l’Italia viene indicata dal Corriere come uno dei mercati più dinamici. L’area di Milano è accostata a Madrid, mentre Francoforte viene citata come il polo che ha già conosciuto una forte espansione. La concentrazione degli investimenti in grandi aree urbane rende centrale non soltanto la capacità energetica e tecnologica degli impianti, ma anche la loro compatibilità con il territorio circostante.
Per la Sts, la prospettiva dipenderà dalla conversione dei progetti in commesse, lavori eseguiti e fatturato. Rimangono da chiarire la scansione dei 22 miliardi di investimenti indicati per la Lombardia, l’ubicazione delle nuove strutture e gli effetti concreti della legge regionale. Questi elementi determineranno sia la velocità dello sviluppo dei data center sia le dimensioni effettive del nuovo mercato dell’insonorizzazione industriale.
Fonti:
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Corriere - EconomiaGiorgio Cellerino: «Data center, abbiamo inventato il modo per diminuire il rumore che fanno»