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Cina, crescita al 4,3%: l’export non basta

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La variazione del Pil è rimasta sotto le previsioni e si è allontanata nettamente dal 5% registrato nel periodo gennaio-marzo. Secondo la ricostruzione di Associated Press, il dato riporta la seconda economia mondiale al tasso di espansione trimestrale meno sostenuto da oltre tre anni, mentre il Paese continua a cercare una traiettoria stabile dopo le restrizioni adottate durante la pandemia di Covid-19.

Lynn Song, capo economista per la Grande Cina di ING Bank, ha osservato in una nota che non si vedeva una crescita così contenuta dal quarto trimestre del 2022, condizionato dalle chiusure. Il confronto segnala una perdita di velocità concentrata nell’arco di pochi mesi, nonostante il contributo favorevole della domanda internazionale e della manifattura orientata all’esportazione.

Il commercio estero resta il principale elemento di forza. Stando ai dati doganali citati dalla fonte, le esportazioni cinesi sono aumentate del 17,6% nella prima metà del 2026 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel solo mese di giugno il rialzo ha raggiunto il 27%, mostrando un’accelerazione molto superiore a quella dell’attività economica complessiva.

A sostenere le spedizioni sono stati soprattutto i prodotti ad alta tecnologia. Associated Press indica una forte crescita delle esportazioni di veicoli elettrici, semiconduttori e altre apparecchiature elettroniche, favorita sia dall’espansione dell’intelligenza artificiale sia dalla robusta domanda globale di auto elettriche cinesi. Le tecnologie avanzate rappresentano una priorità per la leadership di Pechino e beneficiano di un consistente sostegno pubblico.

La produzione industriale misurata in valore è cresciuta del 5,4% su base annua nei primi sei mesi. Il confronto tra questo dato e il progresso del 17,6% delle esportazioni mette in evidenza la velocità assunta dal canale estero. La fonte, tuttavia, non fornisce elementi sufficienti per quantificare quanto ciascun comparto abbia contribuito alla crescita del Pil o alla sua decelerazione trimestrale.

La domanda interna presenta un quadro meno favorevole. Spesa dei consumatori e investimenti delle imprese sono rimasti deboli, riducendo la capacità dell’attività manifatturiera di trasmettere i propri effetti al resto dell’economia. La divergenza è rilevante in termini finanziari: mentre le vendite all’estero avanzano a doppia cifra, il Pil rallenta e le componenti domestiche non riescono a imprimere un impulso comparabile.

Scenario di mercato
Scenario di mercato

Secondo alcuni economisti richiamati da Associated Press, l’economia cinese rischia così di diventare più sbilanciata. Sostegno statale e investimenti privati si concentrano su intelligenza artificiale, chip e robotica, mentre la manifattura a minore valore aggiunto e i servizi capaci di generare occupazione restano meno dinamici. Il problema non riguarda quindi soltanto il ritmo della crescita, ma anche la sua composizione.

L’espansione dell’offerta industriale cinese si inserisce in una posizione commerciale già eccezionalmente ampia. Il risultato ha suscitato contestazioni da parte di responsabili politici stranieri, preoccupati per gli squilibri negli scambi con la Cina e per la pressione esercitata dai prodotti cinesi sulle industrie nazionali.

Al centro delle critiche figurano i sussidi pubblici. Secondo gli esponenti citati dalla fonte, gli incentivi contribuiscono a creare un eccesso di beni manifatturieri, successivamente destinati ai mercati internazionali. Questa interpretazione alimenta il confronto sulle condizioni della concorrenza, mentre la dipendenza dall’export espone Pechino alle possibili conseguenze di nuove tensioni commerciali.

Il rallentamento arriva inoltre in una fase segnata dalla guerra in Iran, che, stando alla fonte, ha spinto al rialzo i prezzi dell’energia e l’inflazione globale. L’economia cinese avrebbe finora assorbito gran parte delle ricadute più ampie del conflitto, senza interrompere la progressione delle esportazioni. Non sono però indicati dati specifici sull’impatto dei costi energetici sulla crescita o sui margini delle imprese.

I prossimi rilevamenti dovranno mostrare se consumi e investimenti riusciranno a recuperare terreno e se la corsa dell’export potrà proseguire senza accentuare gli squilibri. Restano da chiarire anche la sostenibilità del sostegno ai settori tecnologici, gli effetti occupazionali della diversa velocità tra comparti e l’evoluzione delle tensioni internazionali legate a sussidi, sovraccapacità produttiva e surplus commerciale.

Fonti:

  1. Immagine fonte
    NPR - Business
    Cina, crescita al 4,3%: l’export non basta | DB1-173
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