Cultura, 115 miliardi di valore nel 2025
Il rapporto è stato realizzato da Fondazione Symbola, Unioncamere, Centro Studi Guglielmo Tagliacarne e Deloitte, con la collaborazione dell’Istituto per il Credito Sportivo e Culturale, di Fondazione Fitzcarraldo e Fornasetti. L’analisi considera insieme le attività direttamente appartenenti al mondo culturale e creativo e il lavoro svolto dagli stessi professionisti all’interno di altri settori economici. È questo perimetro allargato a determinare la dimensione complessiva indicata per il 2025.
La componente principale è definita dal rapporto «core» Cultura. Comprende le attività direttamente riconducibili al sistema culturale e creativo e, nel 2025, ha prodotto 66,8 miliardi di euro di valore aggiunto. Rispetto all’anno precedente l’incremento è stato del 3,2%, secondo gli autori. Il dato rappresenta la quota maggiore del valore attribuito all’intero sistema e segnala una crescita nell’ultimo periodo preso in esame.
Accanto al nucleo propriamente culturale, l’analisi colloca gli «Embedded Creatives»: professionisti con competenze culturali e creative impiegati in comparti che non rientrano direttamente nella cultura. Il loro apporto economico è stimato in quasi 49 miliardi di euro nel 2025, con un aumento del 3,4% rispetto all’anno precedente. La dinamica risulta dunque lievemente più sostenuta di quella registrata dalle attività del «core».
La distinzione è economicamente significativa perché amplia lo sguardo oltre le imprese culturali in senso stretto. Una parte consistente del valore, stando al rapporto, nasce dall’impiego di capacità creative in altri ambiti produttivi. Gli autori associano a questo contributo effetti sull’innovazione, sulle relazioni, sull’inclusione, sull’identità e sulla fiducia, elementi che vengono indicati come rilevanti per la competitività italiana.
L’incidenza stimata non si esaurisce nei circa 115 miliardi direttamente attribuiti al sistema. Secondo l’analisi, ogni euro generato dalle attività culturali e creative ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia. Applicando questo moltiplicatore, il valore complessivamente movimentato arriverebbe a circa 310 miliardi di euro, una cifra che il rapporto indica come equivalente al 15,4% del Pil italiano.

All’interno del «core» Cultura, software e videogiochi costituiscono il primo comparto sia per valore generato sia per occupazione. La fonte non fornisce, nelle informazioni disponibili, il dettaglio numerico del contributo di questa area, ma le assegna una posizione di testa. Il primato mostra il peso raggiunto dalle attività digitali nel sistema, senza cancellare il ruolo dei settori culturali e professionali più consolidati.
Dopo software e videogiochi si collocano editoria e stampa, quindi architettura e design. Entrambi questi ambiti sono tornati a crescere nel 2025, secondo il rapporto. Anche gli altri comparti avrebbero registrato risultati positivi, ma la fonte disponibile non specifica né i relativi tassi né i valori assoluti. Il quadro descritto combina così la spinta delle attività tecnologiche con la ripresa delle componenti tradizionali e progettuali.
I dati sull’occupazione completano il profilo economico del settore: il titolo dell’analisi indica 1,5 milioni di lavoratori coinvolti. Le informazioni fornite, tuttavia, non precisano come questi occupati siano distribuiti tra il «core» Cultura e gli «Embedded Creatives», né quale sia il loro peso nei singoli comparti. Non è quindi possibile ricostruire, sulla sola base della fonte disponibile, quali attività abbiano contribuito maggiormente alla consistenza occupazionale complessiva.
Ermete Realacci, presidente della Fondazione Symbola, ha ricondotto una parte della forza dell’economia italiana e del made in Italy alla cultura e alla bellezza. Nella sua valutazione, cultura e creatività contribuiscono ad alimentare l’interesse internazionale verso l’Italia e a rafforzarne l’identità. Realacci ha inoltre indicato queste risorse come strumenti utili per affrontare le difficoltà future, inserendo i risultati economici del rapporto in una prospettiva più ampia.
Restano da chiarire alcuni aspetti necessari per misurare la profondità della crescita: la distribuzione territoriale del valore e dell’occupazione, le dimensioni economiche dei comparti successivi a software e videogiochi e la composizione degli addetti. Ulteriori dettagli permetterebbero anche di valutare quanto l’aumento rilevato nel 2025 sia diffuso e quale equilibrio si stia formando tra attività digitali, industrie culturali tradizionali e competenze creative incorporate negli altri settori.
Fonti:
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Corriere - EconomiaCultura, 1,5 milioni di lavoratori e 115 miliardi di valore nel 2025: il traino di software e videogiochi