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Hormuz blocca i fertilizzanti e riapre il rischio alimentare

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I dati analizzati dal Segretariato dell’Organizzazione mondiale del commercio mostrano che le spedizioni in uscita dal Golfo Persico e dirette, attraverso Hormuz, verso mercati esterni alla regione si sono arrestate con l’inizio delle ostilità. Da allora i volumi sono rimasti vicini allo zero. Le rilevazioni, basate anche sui sistemi automatici di identificazione delle navi, non comprendono tuttavia le imbarcazioni che hanno disattivato questi dispositivi.

La continuità del blocco distingue questa crisi da una temporanea perturbazione logistica. Secondo l’analisi dell’OMC, non è ancora emersa una ripresa stabile delle spedizioni. La riapertura dello Stretto contribuirebbe ad attenuare le frizioni commerciali e a riportare maggiore stabilità sui mercati globali, ma le fonti non indicano tempi certi per il ritorno alla normale operatività.

La rilevanza strategica dei flussi dipende dalla funzione dei fertilizzanti nella produttività agricola. Azoto, fosforo e potassio svolgono ruoli differenti nella crescita delle colture: il primo sostiene lo sviluppo vegetativo, il secondo l’apparato radicale e la riproduzione, mentre il terzo favorisce la salute generale delle piante e la loro resistenza. Un’interruzione prolungata può quindi ridurre le rese e trasferire la pressione sui prezzi alimentari.

La struttura industriale del settore amplifica l’esposizione agli shock. I fertilizzanti azotati, fra cui urea e nitrato di ammonio, sono strettamente collegati ai mercati energetici perché la produzione di ammoniaca utilizza il gas naturale sia come materia prima sia come combustibile. Fosfati e potassio risentono meno direttamente del prezzo del gas, ma dipendono dalle attività estrattive e da una produzione concentrata in poche economie. Anche lo zolfo ha un ruolo centrale nella fabbricazione dei fertilizzanti fosfatici.

La prima reazione dei prezzi è stata netta. Dopo l’inizio del conflitto, l’urea è arrivata a costare più del doppio rispetto ai livelli precedenti: da circa 400 dollari per tonnellata metrica a oltre 850 dollari in aprile. A giugno la quotazione era scesa a 453 dollari, tornando vicino ai valori prebellici. Il rientro dei prezzi non coincide però con una normalizzazione dei traffici, che secondo l’OMC restano sostanzialmente paralizzati.

Scenario di mercato
Scenario di mercato

Anche il fosfato biammonico, indicato con la sigla DAP, ha registrato un aumento consistente, passando da circa 580 a circa 770 dollari per tonnellata. Le diverse traiettorie dei prezzi riflettono filiere produttive non identiche, ma l’origine immediata della tensione commerciale resta comune: la difficoltà di movimentare i carichi attraverso uno dei principali passaggi marittimi della regione.

Le conseguenze sono distribuite in modo diseguale. L’OMC individua in alcune economie dell’Africa e dell’Asia i soggetti più vulnerabili a carenze e rincari, senza fornire nella documentazione disponibile un elenco completo dei Paesi coinvolti. Per i governi importatori, la gestione delle scorte e dei costi agricoli assume così una dimensione di politica economica, oltre che commerciale, soprattutto dove la produzione alimentare dipende dall’accesso regolare a input esteri.

La crisi di Hormuz si inserisce inoltre in un quadro più ampio di pressione sulle rotte regionali. In marzo il presidente egiziano Abdel Fattah El-Sisi ha descritto l’Egitto come vicino a uno stato di emergenza economica, pur non essendo stato colpito fisicamente dalla guerra tra Stati Uniti e Israele da una parte e Iran dall’altra. Il Cairo temeva ripercussioni sui prezzi e sulla disponibilità di valuta, mentre alcune compagnie di navigazione deviavano le navi verso il Capo di Buona Speranza.

Alla chiusura delle contrattazioni del 5 marzo, la sterlina egiziana era scesa al minimo da otto mesi, a 50,2 per dollaro, nel contesto di notizie su deflussi di investimenti a breve termine. La vulnerabilità del Paese è accresciuta dalla dipendenza dalle importazioni e da una valuta che, stando alla fonte, aveva perso due terzi del proprio valore dal 2022. El-Sisi aveva anche avvertito dei possibili effetti della guerra sul Canale di Suez, fonte rilevante di valuta estera.

Il presidente egiziano ha riferito di sforzi di mediazione per fermare il conflitto, sostenendo che il suo proseguimento avrebbe imposto costi elevati. Nello stesso periodo, tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi dichiarava che Teheran non stava chiedendo né un cessate il fuoco né negoziati con Washington. La distanza tra le posizioni diplomatiche lascia irrisolto il nodo da cui dipende anche il mercato dei fertilizzanti: quando Hormuz potrà riaprire in condizioni sufficientemente sicure da consentire una ripresa durevole dei traffici.

Fonti:

  1. Immagine fonte
    WTO - Commercio mondiale
    Hormuz blocca i fertilizzanti e riapre il rischio alimentare | DB1-309
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