Import più veloci dell’export, si riduce l’avanzo commerciale
La modesta crescita mensile dell’export deriva da andamenti divergenti tra le due principali aree di destinazione. Le vendite verso i mercati extra Ue sono aumentate dello 0,8%, mentre quelle dirette nell’Unione europea sono diminuite dello 0,4%. Il dato complessivo resta inoltre condizionato da operazioni di particolare rilievo nel comparto della navigazione marittima.
L’Istat precisa infatti che la dinamica positiva delle esportazioni è stata in parte sostenuta da vendite ad alto impatto di mezzi di navigazione marittima. Escludendo queste operazioni, l’export avrebbe registrato una flessione congiunturale dell’1% e una crescita annua del 3,3%, inferiore a quella rilevata nel dato complessivo.
Il quadro del trimestre marzo-maggio appare più dinamico rispetto alla sola variazione mensile. Nel confronto con i tre mesi precedenti, le esportazioni sono cresciute del 4,6% e le importazioni del 7,2%. Anche su questo orizzonte, dunque, gli acquisti dall’estero hanno proceduto a un ritmo più sostenuto delle vendite italiane sui mercati internazionali.
Su base annua, a maggio l’export è aumentato del 4,1% in valore, ma è diminuito del 2,4% in volume. La distanza fra le due misure segnala che l’incremento monetario non corrisponde a una maggiore quantità complessiva di beni esportati. La crescita in valore è stata più marcata fuori dall’Unione europea, con un aumento del 6,8%, contro l’1,7% dell’area Ue.
Una divergenza analoga emerge dalle importazioni. Rispetto a maggio 2025, gli acquisti dall’estero sono saliti del 7,3% in valore, con un incremento del 15,5% per le provenienze extra Ue e dell’1,3% per quelle comunitarie. In volume, tuttavia, le importazioni sono diminuite del 2,5%, mostrando anche in questo caso una dinamica opposta fra valori monetari e quantità.
Nei primi cinque mesi del 2026, l’export complessivo è comunque cresciuto del 3,4%, soprattutto grazie ai metalli di base e ai prodotti in metallo, che nello stesso periodo hanno segnato un incremento del 29,5%.
La composizione settoriale resta quindi disomogenea.
Anche la geografia delle vendite presenta differenze ampie. Secondo l’Istat, la Svizzera, con un aumento del 57,9%, ha fornito il contributo maggiore alla crescita annua dell’export nazionale. Sono aumentate inoltre le esportazioni verso la Cina del 24,2%, verso i Paesi Bassi dell’8,6% e verso i paesi del Mercosur del 21,2%.
Le vendite sono invece diminuite verso alcuni partner importanti: del 22,5% in Turchia, dell’8,5% in Spagna, del 3,6% negli Stati Uniti e del 3,3% in Germania. Il rallentamento nei due grandi mercati europei indicati dall’Istat si inserisce nella più debole dinamica complessiva dell’export diretto nell’area Ue.
La riduzione dell’avanzo commerciale è legata soprattutto al peggioramento della componente energetica. Resta da verificare nei prossimi mesi se questa tenuta sarà sufficiente a compensare il maggiore costo dell’energia importata.
Sul fronte dei prezzi, a maggio i beni importati sono rincarati dello 0,4% rispetto ad aprile e del 6,5% su base annua, dopo il 4,6% registrato nel mese precedente. L’accelerazione, insieme alla crescita in valore e alla contemporanea diminuzione dei volumi importati, rappresenta l’elemento da seguire per valutare l’evoluzione dei costi esterni e del saldo commerciale italiano.
Fonti:
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ISTAT - Comunicati stampaImport più veloci dell’export, si riduce l’avanzo commerciale | DB1-13793