Porto Tolle, il gas americano prende il posto del Qatar
Gli Stati Uniti hanno sostituito il Qatar come principale fonte di gas naturale liquefatto per il terminale di Porto Tolle. Il cambiamento è avvenuto da aprile, quando il blocco dello stretto di Hormuz ha fermato le navi provenienti dal Golfo. Stando all’unica fonte disponibile, il Corriere - Economia, nei primi sei mesi del 2026 l’impianto ha comunque confermato, nella sostanza, i volumi di gas scaricati nella rete nazionale.
Il dato più immediato riguarda il traffico delle metaniere. Tra gennaio e giugno sono arrivate a Porto Tolle 41 navi, rispetto alle 39 registrate nello stesso periodo del 2025. L’incremento degli approdi, pur limitato a due unità, si è accompagnato alla stabilità dei volumi complessivi: un risultato ottenuto attraverso la sostituzione dei carichi qatarioti e la riallocazione degli spazi di scarico disponibili.
Il terminale è gestito da Adriatic Lng, società controllata per il 70% dall’olandese Vtti e per il 30% da Snam. Operativa dal 2009, la struttura viene indicata dalla fonte come il primo impianto di rigassificazione realizzato in Italia. La sua capacità annua è pari a 9,5 miliardi di metri cubi, una dimensione che ne fa un’infrastruttura rilevante per la sicurezza e la diversificazione degli approvvigionamenti nazionali.
Secondo quanto riportato, Porto Tolle costituisce la terza porta d’ingresso del gas naturale in Italia, dopo i gasdotti dall’Algeria e dal Kazakistan, e soddisfa il 14% della domanda nazionale. Proprio il peso dell’impianto rende significativa la continuità dei flussi durante la crisi del Golfo: un’interruzione prolungata delle consegne dalla fonte storicamente dominante avrebbe potuto ridurre il contributo del terminale al sistema italiano.
La prima parte dell’anno aveva seguito ancora lo schema tradizionale delle forniture. Fino alla fine di marzo erano approdate 13 navi. Da aprile, però, il blocco dello stretto di Hormuz ha impedito la consegna di 21 carichi dal Golfo, programmati fino all’inizio di settembre e corrispondenti complessivamente a 2,7 miliardi di metri cubi di gas. Il Qatar, fino ad allora prima fonte del terminale, è così venuto meno nei flussi in entrata.

Per Edison, la sostituzione aveva portato entro il 30 giugno all’arrivo di 14 navi a Porto Tolle, per un totale di 1,3 miliardi di metri cubi. I due valori disponibili coprono tuttavia periodi diversi: i 21 carichi bloccati riguardano consegne previste fino ai primi giorni di settembre, mentre le 14 metaniere alternative si riferiscono alla situazione alla fine del semestre. Non è quindi possibile ricavare da questi numeri una misura definitiva della compensazione.
Le forniture sostitutive sono state reperite negli Stati Uniti. La fonte collega questa possibilità anche alla presenza nel Paese di QatarEnergy, attiva insieme a Exxon Mobil, e alla risoluzione di un contenzioso avviato da Edison per i ritardi nell’avvio delle consegne da un’area estrattiva della Louisiana. La conclusione della controversia avrebbe reso disponibili ulteriori carichi da indirizzare verso il terminale italiano.
Nel complesso, nel primo semestre sono arrivate dagli Stati Uniti 28 metaniere. Il dato comprende i carichi affluiti anche grazie alla riallocazione degli spazi di scarico operata da Adriatic Lng. Le forniture americane hanno così assunto il ruolo principale nella composizione degli arrivi, modificando un equilibrio che fino alla crisi era imperniato sul Qatar.
La sostanziale tenuta dei volumi, nonostante il cambio di provenienza, segnala la capacità operativa del terminale di assorbire una brusca variazione delle rotte. Il maggior numero di navi non implica necessariamente un aumento equivalente del gas scaricato: i dati citati indicano infatti due approdi in più rispetto al 2025, ma volumi complessivi sostanzialmente invariati. La continuità è stata dunque garantita senza una crescita significativa delle quantità immesse nella rete.
La verifica non può però considerarsi conclusa con il dato di giugno. Le consegne qatariote bloccate erano programmate fino all’inizio di settembre e la fonte non precisa quante saranno sostituite entro quella scadenza. Restano inoltre da chiarire la durata del nuovo primato statunitense e l’assetto delle forniture quando le rotte attraverso lo stretto di Hormuz torneranno utilizzabili. I prossimi dati operativi dovranno mostrare se la stabilità registrata nel primo semestre potrà essere mantenuta anche nella seconda parte dell’anno.
Fonti:
-
Corriere - EconomiaGas, rifornimento dagli Stati Uniti al posto del Qatar: «Il terminal di Porto Tolle resiste alla crisi del Golfo»